Trump, il M5S e il populismo come brand.

Oggi nella sua newsletter dedicata alle elezioni americane Francesco Costa scrive:

   “L’ipotesi di cui si parla di più – anche perché spiegherebbe la decisione altrimenti incomprensibile di passare l’ultimo mese di campagna a parlare solo ai suoi elettori più estremisti – è la fondazione di un network televisivo di orientamento iper-conservatore. Se Fox News è considerata la tv ufficiosa del Partito Repubblicano, questa Trump TV sarebbe la tv ufficiosa della nuova estrema destra statunitense, la cosiddetta alt-right.

I parallelismi, per quanto valgono, fra la politica nostrana e quella americana, ci avevano proposto nei mesi scorsi l’immagine di un Trump come un Cavaliere d’oltreoceano e molti da noi erano voluti correre in soccorso dei democratici statunitensi pregandoli di non commettere gli errori della sinistra italiana incapace di battere Silvio Berlusconi; persino l’insistenza sullo scandalo sessuale aveva fatto storcere il naso a profeti di sventure parallele.
L’ipotesi avanzata da Costa, che fa il paio con l’idea espressa da Gianni Riotta, ci suggerisce due brevi riflessioni:
– se parallelismi vogliamo trovare, quello meno peregrino è forse quello fra Trump e il Movimento 5 Stelle, non solo per l’esplicita vocazione antisistemica e populista, ma anche forse per una non troppo nascosta “vocazione minoritaria” di fondo, esplicitata negli ultimi giorni dall’assurdo rifiuto di Trump di accettare il risultato delle elezioni se non fosse lui a vincere
– conseguentemente questa “vocazione minoritaria”, questo brand populista sembra volersi materializzare, incarnare,  in un prodotto commerciale vero e proprio: nel caso del Movimento 5 Stelle il blog di Grillo e della Casaleggio, nel caso di Trump questa nuova emittente dedicata a una fetta di mercato decisamente florida e non ancora pienamente e scientificamente sfruttata.

Insomma, quella che Luca Sofri ha chiamato “la cosa“, o meglio i suoi più o meno sgangherati portavoce, (molto rumore per nulla?) ai palazzi del potere sembrano “preferire” per il momento la costruzione di spazi virtuali alternativi e, fattore non secondario, altamente remunerativi.

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