Cosa può fare adesso Matteo Renzi

Il segretario del Partito Democratico (ormai quasi ex) ha davanti a sé nei prossimi mesi questi quattro possibili percorsi all’indomani della gestione delle consultazioni con il Presidente Mattarella.

Opzione Giorno della marmotta. Presentarsi nuovamente al congresso del Partito Democratico. L’operazione avrebbe tutta l’aria di un déjà-vu, ma ad oggi sembra la più probabile. In seno al PD può contare ancora su un forte consenso, anche se allo stato dei fatti la sua rielezione (e una legittimazione popolare dai numeri della consultazione) non è affatto scontata, a fronte soprattutto della discesa in campo di avversari forti come Carlo Calenda. Guiderebbe, in caso di vittoria, un PD all’opposizione: un’opzione mediaticamente non affatto sciagurata soprattutto nel caso di un governo Lega-M5S.

Opzione #staisereno. Limitarsi al ruolo di Senatore. Dare un appoggio (prevedibilmente blando) a uno dei competitors al congresso del PD e affrontare la legislatura seduto sulla riva del fiume. Un po’ come dopo la sconfitta contro Bersani nel 2012: un ritorno al Renzi dal tweet caustico.

Opzione Macron. Uscire dal PD e costruire il soggetto politico che da tempo molti vagheggiato, la versione nostrana di En marche. Avrebbe un’ampia schiera (comunque da verificare) di parlamentari fedeli a seguirlo e in questo caso il PD rischia di scomparire. All’opposizione in Parlamento e nel Paese, cercando di recuperare il voto principalmente dei moderati.

Opzione Angelino. Uscire dal PD già in prossimità della formazione del nuovo governo con un En march italiano in minore (un NCS, Nuovo Centro Sinistra) e presentarsi come il leader dei responsabili sottoscrivendo un accordo di governabilità con il centrodestra. Naturalmente dovrebbe essere un centrodestra meno salvinicentrico. Questo ruolo di Alfano al contrario appare assai improbabile, ma in politica tutto è possibile. Anche in questo caso il PD rischia la polverizzazione.

 

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