La vulgata (ovvero dell’opera al nero)

Il blog di Beppe Grillo, ancor prima del Movimento 5 stelle, ha avuto un ruolo nella comunicazione e nell’informazione politica di questo Paese. Un ruolo importante, direi decisivo. Non è stato soltanto l’uso spregiudicato, rivoluzionario, del mezzo Rete a decretare il suo successo, ma anche i contenuti portati alla luce, emersi da zone d’ombra che la stampa italiana ha generato più per pigrizia intellettuale che per reale sudditanza ai poteri costituiti. Grillo parlava di Casta prima di Stella e Rizzo, auspicava e motivava la rottamazione prima di Renzi.

Ma oggi, il Movimento 5 Stelle e il blog di Beppe Grillo che ne è l’organo ufficiale, hanno abbandonato quella strada. La loro non è più controinformazione, la loro non è più comunicazione rivoluzionaria. Se la linea editoriale prima e politica dopo si basava sulla novità, sull’emersione (ciò che nessuno vi dice), oggi si basa sulla vulgata (ciò che già sapete). La strategia comunicativa, se strategia c’è, è incentrata sulla pedissequa conferma del più alto grado di negatività nei confronti di qualsiasi affermazione, in particolare se questa è collegata a scelte politiche governative. Il successo di questo tipo di atteggiamento propagandistico è naturalmente legato ad un alto tasso di disaffezione nei confronti della classe dirigente, ma anche a una cultura dell’accettazione del messaggio dogmatico, univoco, frontale, maturato in entrambi i campi politici in vent’anni di berlusconismo e di antiberlusconismo.

La vera criticità, però, è un’altra. In questa esasperata ricerca alchemica dell’opera al nero, del negativismo, la vulgata è divenuta pericolosamente autoconsolatoria. Di fatto, per il M5S, tutto ciò che fanno gli altri è sbagliato. Di fatto, se il M5S non vota un provvedimento, esso è sbagliato. Non possiamo non notare come ciò rappresenti l’esatto opposto della controinformazione, che è ricerca del diverso, dell’originale, del non detto fra le pieghe del detto, del distinguo. Appare evidente la drammatica inversione del paradigma quando per giustificare l’atteggiamento di negazione compulsiva il M5S deve ricorrere all’opposto dell’informazione libera: la bugia di partito. Così il Movimento afferma che il Decreto IMU-Bankitalia regalerebbe 7,5 miliardi di euro di denaro pubblico alle banche (falso) e diserta la Camera durante il voto sul Decreto Terra dei Fuochi per l’incontro con Grillo, dopo averlo sostenuto con forza ed emendato (emendamenti poi votati dal PD), bollandolo come “spot elettorale”. Da mesi sostiene di essere il partito più votato alle scorse elezioni: una bugia così facilmente smascherabile da essere sintomatica di un mutato atteggiamento nei confronti della notizia. Notizia: perché ciò che deve essere chiaro è che il M5S è inscindibile dalla sua comunicazione, dal suo network, dalla sua capacità informativa. Se però oggi il movimento guidato da Beppe Grillo ha virato verso la riproduzione ossessiva, circolare, di una vulgata negativista, esso di fatto è totalmente scevro da quella vocazione libertaria, rivoluzionaria (essenzialmente di sinistra) che l’ha generato e i suoi NoMan non possono che finire per, consapevoli o meno, utilizzare gli strumenti della conservazione.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Cicci ha detto:

    un altro che non ha capito niente! 😛

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