L’acrimonia – ovvero lettera aperta a Fabrizio Barca

Egregio Professor  Barca,

chi Le scrive è un semplice militante, che non ricopre cariche pubbliche, né ha incarichi ufficiali all’interno del Partito Democratico: come lei. Un militante, e questa è la ragione per cui Le scrivo, che vuole evitare ad ogni costo di lasciarsi diventare un milite.

Dopo una lunga rincorsa la campagna verso il Congresso entra nel vivo, ma non sulla strada che avrei auspicato. Agli occhi di un osservatore esterno credo che venga in mente solo una parola: acrimonia. E’ davvero questa l’immagine che vogliamo dare ai nostri potenziali elettori? A quelli che abbiamo lasciato per strada alla scorsa tornata? A quelli che abbiamo deluso in questi ultimi mesi? Ogni giorno rimbalzano dichiarazioni al vetriolo fra importanti esponenti del PD, l’uno contro l’altro armati, una guerra fra bande: io ne vedo il riflesso preoccupante nella base, lo leggo sui social network. C’è chi accusa l’altro di essere una propaggine incolore del PDL, chi di voler creare un futuro PD-L; c’è la “Cattiva Compagnia”, il “Corpo Estraneo” e i “Nipotini di Rodotà”. Senza rendercene conto usiamo le parole dei nostri avversari. Già un anno fà commettemmo lo stesso errore, col risultato di precipitare dalle vette delle primarie, all’abisso del voto, quando, a forza di contrapposizioni, spingemmo i nostri elettori fra le braccia di qualcun altro.

L’Italia ha bisogno del Partito Democratico, di un partito unito e forte; ma all’unità non si arriva attraverso la frammentazione, perché diventa poi complicato rimettere insieme i pezzi: peggio, diventa complicato dare l’impressione di averli messi insieme. Certo chi vincerà prenderà tutto e detterà la propria linea; ma sulla strada è necessario non perdere nessuno, perché rischiamo, così facendo, di continuare a perdere. Ho troppa paura che le parole dell’acrimonia siano i prolegomeni alle lacrime post-elettorali. E che il voto non sia dietro l’angolo non garantisce un percorso lenitivo, ma è anzi un’aggravante.

Immagino, e forse sogno, comizi dei candidati che inizino elencando i punti programmatici condivisi con i competitors e soltanto dopo affrontino le differenze. Non sarebbe un bel messaggio identitario da dare al Paese? Il mio non è buonismo, mi creda, è soltanto timore che, ancora una volta, si rischi di gettare al vento una grande opportunità, giacchè il cambiamento senza il rispetto delle specifiche posizioni non potrà mai dirsi maturo. Non ci presenteremmo agli elettori come una solida forza politica, ma ancora una volta come un comitato elettorale. Impariamo dal Partito Democratico che sta oltreoceano. Obama vinse le primarie e una volta insediatosi alla Casa Bianca, scelse Hillary Clinton come Segretario di Stato. Crede che una simile prospettiva si possa immaginare qui, da noi, date queste premesse?

Si chiederà a questo punto perché queste parole le scrivo a lei e non al Garante naturale di questa corsa, l’attuale Segretario del Partito Democratico. C’è un motivo: qualcuno potrebbe sospettare una parzialità nelle mie intenzioni e nell’eventuale risposta del Segretario, perché anch’egli è considerato da alcuni divisivo: perché non passato attraverso una consultazione democratica, perché in pectore dopo le drammatiche vicende dell’elezione del Presidente della Repubblica. Scrivo a lei perché la sua storia personale, il suo percorso professionale, la sua esperienza nelle istituzioni nel periodo critico per il Paese del Governo presieduto dal  Senatore Monti, e soprattutto la sua terzietà fra i contendenti unità all’immane lavoro cognitivo svolto fra la base, fanno, dal mio punto di vista, di Fabrizio Barca il perfetto Padre Nobile di queste primarie. Un Garante dell’unità. Quello che le chiedo, in sintesi, è di mediare fra le candidature affinchè si stemperi questo clima da guerra intestina. Se vorrà svolgere questo compito Le sarà anche più semplice scegliere e dichiarare la propria scelta, come scrisse qualche giorno fa, soltanto “la notte prima”.

Augurandomi che Le sia gradita questa mia, colgo l’occasione per porgerLe i più cordiali saluti

Alessandro Parodi

(pubblicato su pdsavona.it 14 Ottobre 2013)

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