Conservatori Parte III

Essere conservatori nel Terzo Millennio non vuol dire soltanto garantire la perpetrazione dello status quo. Non vuol dire esclusivamente esaltare la libertà individuale e il libero mercato, a discapito di un’evoluzione più equa della società. I conservatori di oggi non sono i Reagan o le Thatcher, che trionfavano elettoralmente vendendo un’idea di benessere non per tutti, ma alla portata di tutti. Oggi,  per un conservatore, non è indispensabile vincere le elezioni. Anzi, forse è meglio non vincere, ma pareggiare, essere arrivati ad un soffio dalla meta. Per semplificare: è il modello Merkel. Il nuovo conservatore sta comodo in una larga maggioranza più difficile da minare perché l’instabilità che conseguirebbe ad una sua caduta è il primo degli spauracchi che ha originato la sua stessa esistenza. Il nuovo conservatorismo è il figlio primogenito della crisi economica, ma ha molti padri nobili: il tramonto delle ideologie, la fine della società di massa, l’intrusione antropologicamente devastante delle nuove tecnologie nella nostra vita, che ci da la possibilità di veleggiare attraverso un universo parallelo e pressoché infinito, ma al cui centro c’è sempre e solo il fruitore: il nuovo Io.

Le larghe intese italiane, come l’aveva il Governo Monti, non potranno che avere natura conservativa. Anche liberatesi (ma sarà poi vero?) della zavorra rappresentata dal Cavaliere, continueranno in un gioco al ribasso, perché ogni progetto per quanto rivoluzionario fosse in partenza, dovrà sottostare alle regole dell’alleanza, cioè levigare e smussare, finché non rimarrà altro che un osso di seppia, un pallido riflesso dell’idea originale: la versione edulcorata che nulla cambierà.

Interessante, sotto molti punti di vista, è osservare come i partiti politici, in questa fase neo-conservativa, tendano ad assumere un aspetto bifronte: di lotta e di Governo. Lo è il PD, che governa con Letta e con la maggioranza dell’establishment del partito, ma che si presenta anche come rivoluzionario attraverso le anime di Civati (che non vota la fiducia) e di Renzi (che abbozza sul governo per mancanza di peso specifico in Parlamento, ma non smette di scalpitare). Lo è il PDL, con un piede saldamente dentro il Governo con i suoi Ministri, ma un altro perennemente in campagna elettorale, guidato dal Cavaliere e dai suoi falchi. C’è da chiedersi se l’elettorato di questi grandi partiti si divida allo stesso modo, se la progressiva deriva conservativa sia un fenomeno democratico o plasmato dalle classi dirigenti. Se il Presidente Napolitano faccia considerazioni di questo tipo.

In questa prospettiva l’idea tradizionale di sinistra perde peso, vira verso il massimalismo o l’integrazione. Le speranze del mondo progressista, riposte in Obama, si sono infrante il giorno in cui l’uomo più potente del mondo ha cercato come tutti i suoi predecessori di risolvere i propri problemi interni bombardando un’altra nazione sovrana. Lo stava per fare, l’avrebbe fatto se di mezzo non si fosse messo un conservatore vecchio stampo come Putin.

Sopravviverà la sinistra come l’abbiamo sempre conosciuta? Basta ascoltare le parole di Papa Bergoglio (sull’immigrazione, sul lavoro, sui diritti civili, sulla lotta alle disuguaglianze)per rendersi conto che i valori fondativi dell’essere di sinistra sono vivi e vitali, e sono nel dna di milioni di individui, forse la maggioranza dei cittadini. Ma Papa Francesco è un re senza trono, un monarca senza sudditi. Non deve fare i conti con la BCE, con lo SPREAD, o con gli italiani che vogliano continuare ad evadere il fisco. Bergoglio, last but not least, non ha il problema di essere rieletto, può concedersi la lotta. Riuscirà invece il centrosinistra italiano a spezzare l’incantesimo di Giano, a mettere ogni cosa al proprio posto? Lo sapremo presto, fra due mesi. Alle Primarie si scontreranno realisti e sognatori, la lotta e il governo. Vedremo chi vincerà, e soprattutto scopriremo, attraverso quel processo democratico, se riusciremo a non morire conservatori.

(pubblicato su pdsavona.it 4 Ottobre 2013)

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