Conservatori Parte II

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Facciamocene una ragione, non c’è speranza. In Italia comandano i banchieri, la massoneria, il Vaticano, la mafia. Profonde intelligenze mediano fra questi poteri ed il potere politico. La mediazione è trasversale perché queste intelligenze hanno rapporti indifferentemente con destra, sinistra, centro, alto e basso. Non lo vedete? Vi è chiaro, ma lo ritenete scandaloso, inaccettabile? Siete ipocriti. Obiettate che il potere è del popolo, che va applicata la Costituzione? Siete demagogici.

Così, ieri sera, più in forma che mai, il Grande Conservatore, il mio miglior nemico, l’immenso Giuliano Ferrara, ormai, non posso negarlo, il mio vero faro politico ad absurdum. Approfittando dello speciale di Mentana sul libro-verità di Bisignani, l’elefantino, che si definisce tranquillamente una Bisignani in minore, ha tenuto l’ennesima lezione di realpolitik. Senza risparmiare nessuno, nemmeno l’amico direttore del TGla7, accusato di aver fatto carriera grazie a Tarak Ben Ammar e a Berlusconi, ci informa che così funziona non solo in Italia, ma nell’intero universo mondo. E’ una legge del cosmo, come la gravità. Non si può, non si deve indagare, né tantomeno cercare di cambiare, pena il totale sconvolgimento dell’ordine naturale delle cose: ci troveremmo in un mondo capovolto, come un quadro di Bosch. Ci hanno provato quei surrealisti dei giudici di Tangentopoli, ma la realtà è più forte della fantasia e tutto, inesorabilmente, è tornato come prima, come è giusto che sia. Amen

Travolto dal caustico Ferrara persino Bisignani sprofonda nuovamente nell’ombra, un’ombra asciutta ed esile; soltanto, con il suo silenzio, sembra suggerire che anche il direttore del Foglio parli troppo per essere un vero potente. Solo su Andreotti il lobbista de noialtri non può trattenersi dal vergare un ritratto tutto cuore: da burattinaio, quasi si commuove ricordando il Geppetto che l’ha fatto.

Ci sono momenti, durante la serata, in cui è così placida l’accettazione da parte di tutti, persino di Peter Gomez e di Marco Damilano, dello status quo, è così denso il desiderio di conservatorismo, che auspichi che lo studio sia invaso da un corteo di cassintegrati inferociti, che in diretta spieghino ai presenti quanta poca demagogia ci sia nel diritto ad un piatto di minestra, al diritto del popolo di scegliere il proprio destino: temo, purtroppo, che Ferrara riuscirebbe a convincerli a federarsi nella lobby dei Mortidifame; il sogno così svanisce e al suo posto appare, invece, in un vecchio filmato del processo Montedison, un giovane Travaglio dalla folta chioma. Mi domando: e se questa sera Travaglio fosse in studio, che farebbe? Leggerebbe il suo pezzo cabaret, poi ammiccherebbe, indifferente alle provocazioni di Ferrara. Da quando anche lui ha trovato il suo emiciclo di riferimento, il suo ruggito è quello di un un chiwawa, e quanto un chiwawa fa paura.

Ma qualcosa Bisignani, che, insomma, il libro deve pur venderlo, ce lo deve raccontare. E così inizia la tiritera sull’elezione al soglio di Direttore del Corriere di Ferruccio De Bortoli. Che prima i potentissimi banchieri non volevano, preferendogli Rossella, poi sì, poi di nuovo no, perché, permalosi come zitelle, volevano farsi un dispetto per un’altra investitura di non ricordo più chi, a non ricordo più cosa. Ovviamente a nessuno nello studio passa per la testa che un giornalista possa diventare Direttore per propri meriti e capacità: per carità, Dio ce ne scampi! Poi è la volta della P2, alla quale Bisignani risultava iscritto, lista alla mano. Ma il trafficone sorride, ammicca anche lui (ci deve essere in giro un virus), parla di Gelli come di uno che si era montato troppo la testa. Sembra suggerirci: “ma ancora con la P2? Ma non l’avete capito che era un giochino? Io sono molto altro, molto di più.” Lo ascolto e penso a quel tipo a cui chiesero se credeva in Dio e che rispose: “In Dio? No. Io credo in qualcosa di molto più grande”.

La realtà, aliena e in esilio dallo studio di “Bersaglio mobile”, con le sue fatiche quotidiane e le sue passioni, le sue convinzioni e i suoi valori, ascolta dalla bocca di Bisignani l’ultimo vaticinio: “Il potere è meglio che fottere”. Io, forse, non so nemmeno tanto bene cosa il potere sia. Ho letto Pasolini, però, e so che il sesso è la consolazione della miseria. Tout se tient, a quanto pare. Se non saremo in grado, la mia generazione, quella più giovane, e quelle che verranno, di proporre un’alternativa al Paese dipinto ieri sera dai Bisignani e dai Ferrara, un mondo in cui siano gli interessi dei molti a contare e non quelli dei pochi, se non riusciremo a contrastare i potenti nell’ombra con veri rappresentati alla luce del sole, uomini e donne capaci, preparati, non i Vito Crimi scelti dall’elenco del telefono, se non riusciremo a rifondare questa società, a diventarne con coscienza classe dirigente, sappiatelo, non vi resta che fottere.

(pubblicato su pdsavona.it 13 Giugno 2013)

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