Tecnicismi (ovvero tecniche di sopravvivenza)

Premesso che la formazione delle Commissioni Parlamentari non è il primo pensiero al risveglio di ogni italiano, né l’ultimo prima di abbandonarsi alle braccia di Morfeo, mi sembra evidente che la piena operatività delle Camere, sia, non solo simbolicamente, il punto di partenza per cominciare ad affrontare qualcuna delle innumerevoli urgenze di questo Paese: un primo passo per “fare presto”, il nuovo vero assioma, il grido disperato di chi veramente non ce la fa e, specularmente, il sottobaffismo di chi ride dello sfascio, perché tanto la colpa è sempre degli altri.

Se le  Commissioni vanno formate, quale devono essere i criteri, visto che la prassi maggioranza-minoranza non può essere seguita in questa fase? Paradossalmente credo non che sia necessario eludere la prassi. Esiste un governo in carica, seppur con poteri limitati e dimissionario: ma un governo mai  sfiduciato formalmente dal parlamento e soprattutto investito dal Presidente della Repubblica di un ruolo centrale in questa fase. In sostanza, Napolitano, legittimando la prorogatio del governo Monti, apre la strada anche ad una via d’uscita per quel che riguarda il varo delle Commissioni. Non soltanto una via d’uscita tecnica, ma anche morale e coerente con il risultato elettorale, coerente a sua volta nel penalizzare i partiti che hanno appoggiato l’esperienza dei tecnici. In parole povere la mia soluzione è che sia rispettato il principio prioritario (soprattutto per le commissioni vigilanza Rai e servizi segreti) di assegnazione equilibrata fra maggioranza ed opposizione: usando come discrimine i criteri dell’ultima parte della scorsa legislatura. Pertanto PDL, PD e Scelta Civica, come maggioranza, SEL, Lega e M5S, come opposizione.

Nel caso in cui, dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica si trovasse la strada per la formazione di un Governo e quindi si creassero nuove dinamiche maggioranza-opposizione, le Commissioni potranno essere rielaborate. In questa fase così difficile per il Paese, credo che nessun Parlamentare delle Repubblica avrà difficoltà a dimettersi da una carica che sia d’intralcio al fluido rapporto istituzionale di maggioranza fra potere esecutivo e potere legislativo.

(pubblicato su pdsavona.it 9 Aprile 2013)

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