Monocolore

Questo non è l’inciucio. Questa è semplicemente politica. E’ la politica italiana, certo, roba da psichiatri, certo, la politica del paese dei guelfi e dei ghibellini, di Machiavelli, della Dc.
Eccola tornata, la vecchia inossidabile Democrazia Cristiana. Con questo ecosistema politico, deve aver pensato Napolitano, solo un animale può sopravvivere: la Balena Bianca. La soluzione è semplice: tagliare le ali. Una sforbiciata ai pasdaran berlusconiani e alla Lega da una parte e un’altra a Sel e alla Sinistra PD dall’altra. Semplice. Come pulire un carciofo.
Potrei scrivere che i carciofi hanno le spine, ma non lo farò. Perché il problema, o meglio, la questione è un’altra. Questo è un esecutivo post-ideologico? Si. Un superamento della Seconda Repubblica, del berlusconismo e dell’anti-berlusconismo? Si. E poi? La neutralità. Un’alta componente europeista, che di questi tempi non guasta. E poi? Qual è il programma? Ascolteremo Letta lunedì, ma qualcosa la possiamo già dire. Da quest’oggi, 27 Aprile 2013, la Sinistra italiana, per come l’abbiamo sempre conosciuta, non esiste più.
Quello che farà questo governo sarà tutto tranne che di sinistra. E ciò pone una questione, appunto LA questione, fondamentale. Il PD governerà, probabilmente a lungo, azionista di maggioranza parlamentare di questo  governo con milioni di voti che vengono da sinistra. Questo è prima di tutto un problema di coscienza; un partito che va al governo con il centrodestra di Berlusconi, impostando un’azione politica tendenzialmente neutra, guidato da una classe dirigente di estrazione democristiana, conciliante, quando la maggioranza dell’elettorato del PD non è né conciliante con il Cavaliere, né disposta a rinunciare ai propri valori e alle proprie concrete battaglie nel campo del lavoro, della lotta alle disuguaglianze, dei diritti civili e del cambiamento. Quello vero. Spero che al prossimo Congresso queste questioni siano il primo punto all’ordine del giorno. Il destino del Partito Democratico è il destino di questo paese. Ed oggi strillare come un grillino qualsiasi non è degno di chi si sente cresciuto nel seno dei Gramsci, dei Pertini e dei Berlinguer.
C’è da combattere una battaglia per la rappresentanza. Io decido di rimanere a combatterla da qui.

(pubblicato su pdsavona.it 27 Aprile 2013)

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