MegaloMédia

Servizio Pubblico è ormai la casa di riposo degli egomaniaci. Ieri sera è evaporato anche quel po’ di divertimento che ci dava il giochino del giovedì sera inventato da Lia Celi: scoprire quanti minuti avrebbe impiegato Santoro, nel suo predicozzo d’apertura, prima di cominciare a parlare di se stesso. Niente da fare, è imbattibile. Dopo soltanto dieci secondi ha pronunciato la parola Samarcanda. Campione mondiale di autoreferentio precox.
E che dire di Massimo Cacciari, filosofo in Venezia. Se una volta c’erano i compagni che sbagliavano, lui di certo è il compagno che non sbaglia mai. Lui l’aveva detto, lui l’aveva scritto, lui l’aveva sempre saputo.
Deve essere veramente una noia mortale essere Massimo Cacciari: vivere sapendo già tutto. Purtroppo questa settimana è mancato all’appello Vittorio Sgarbi, un altro che in quanto ad umiltà fa sembrare Mourinho Martin Luther King; ma non è lontano nel tempo, impresso nella nostra memoria come un monito di Napolitano, il suo scontro dialettico con il filosofo veneziano a proposito del Ponte di Calatrava: interessante oggi, nell’attuale situazione economica e politica, quanto l’annosa diatriba tra i sostenitori del panettone e quelli del pandoro.
Ce ne sarebbe già abbastanza così, per costringere anche il più strenuo e venduto dei sostenitori dello status quo a  gettarsi carponi giù dal divano e prostrarsi in adorazione davanti alla tv; se non fosse che non basta ancora, manca il vero sacerdote officiante della messa dell’ IO, il bravissimo, preparatissimo, espertissimo, bellissimo e spiritosissimo Marco Travaglio. I suoi monologhi sono scudisciate al potere, in punta di fioretto naturalmente, tranne scivolare talvolta in qualche caduta di stile che fa enfasi (si sa, il grillino se non dice almeno un “cazzo” in un discorso, che grillino è?), ma forse non parla così anche il popolo?
Le sue parole montano come panna, ruotano, ruotano, ruotano, salgono sino al vertice della scomunica, per poi deflagrare nell’usitato finale: il sorriso ironico del satiro vendicatore. Come Marylin Manson nel video di “Antichrist superstar”, il suo viso sembra una maschera, tragica e comica, dionisiaca e apollinea. Bravo, bravo Travaglio. Però, non capisco come mai, un artista così eclettico, si sia fatto massacrare da un mediocre cabarettista da crociera (celebre per la gag del bambino che spolvera la sedia dell’amico puzzone) senza neanche tentare un dialogo, azzardare una domanda, porre una questione (la butto lì?),  politica. Strana veramente, questa pessima figura. Mah, deve essere stata la diretta streaming. Certi scherzi li fa, anche ai migliori.

E qual è l’obbiettivo preferito di questa combriccola di francescani? Naturalmente il PD. Che, poi tanto per capirci, infierire oggi sul Partito Democratico è come prendere a bastonate uno seduto sul cesso con le braghe calate. Ma a loro piace tanto. Noi, però, ce le andiamo anche a cercare. Come si fa a mandare Fassina in tv? Cioè, dico, Fassina, uno che risulterebbe antipatico anche se salvasse uno per uno i 101 passeggeri di un aereo in fiamme. Mi dicono che però Fassina sia un economista post-keynesiano preparatissimo. Viene da pensare: fallo anche incompetente. Ma lo devo dire, a lui (e a Sandro Ruotolo in eterno, naturalmente) va tutta la mia simpatia. Per le sue posizioni alla sinistra del Partito, naturalmente; ma anche e soprattutto per aver resistito tre ore fra I Fondatori Del Mondo Che Sanno La Verità.

P.S. Volutamente scritto in Travaglio style. Mi vedete? Sto ammiccando.

(pubblicato su pdsavona.it 26 Aprile 2013)

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