Ronda di notte e di giorno, storia un libro ritrovato

Questa storia è dedicata a quei millennials che non sanno quanto siano fortunati ad avere tutto il mondo a portata di polpastrello, le cose stupide, ma anche le cose belle. Che ce ne sono in giro e magari una volta le perdevi, tipo così.
Una delle mie prime passioni, già in età puberale, è stato il giornalismo sportivo. In particolare il racconto delle grandi corse ciclistiche a tappe. Erano i primi anni novanta, internet non c’era e si seguivano le dirette con le classifiche della Gazzetta aggiornate ad ogni scatto dal divano con foglietti ricamati di numeri e nomi abbreviati (BUG, CHIA, IND, JAL) . Anche i rilevamenti sulle grafiche TV dei distacchi erano approssimativi e non così frequenti: avevo un cronometro e facevo da me improvvisando punti di rilevamento (una casa particolare, un tornante stretto, un tifoso vestito da scemo). Finita la tappa c’era “Il processo” che in quegli anni non era più condotto da Sergio Zavoli come nelle edizioni storiche, ma da Claudio Ferretti.
E qui casca l’asino. Un anno, non ricordo precisamente la stagione, ma probabilmente attorto al 97 (ero già un po’ più grandicello) Ferretti prese l’abitudine di concludere la trasmissione leggendo alcuni passaggi di un libro: “Ronda di notte” di Bruno Raschi. Erano parole bellissime, che trasudavano umanità e poesia, la corsa che correva parallela alla storia e al paesaggio e li raccontava, la fatica dei corridori, ma anche i caratteri, le vittorie e le sconfitte, le province profonde o le grandi città come quinte mobili, le sere prima e le sere dopo, amare e dolci come è la vita.
Cercai quel libro, senza successo. Da noi, nelle librerie di questa ligure provincia profonda non si trovava. Mio padre lo cercò a Roma: niente, fuori catalogo, adieu.
Arrivarono gli anni duemila e i duemiladieci e nella mia memoria, chissà perché, il libro era diventato “Ronda di giorno” e, chissà perché, mi ero convinto fosse di Beppe Viola. Però c’era internet, diamine, e infatti tre o quattro anni fa, ritornatomi alla memoria durante un Giro, lo cercai ancora, questa volta sui motori di ricerca. Niente. “Ronda di giorno giro”. Niente. “Ronda di giorno Viola”. Niente. “Beppe Viola bibliografia”. Niente. Rinunciai ancora, avvilito.
Ieri. Ci ripenso. Scrivo a un amico giornalista anche lui appassionato di ciclismo. “Conosci ‘Ronda di giorno’ forse di Viola ?” Nada, come a Google neanche a lui diceva nulla. Ci riprovo: “racconti Giro ronda di”. Invio. Bingo.
“Ronda di notte” era stato pubblicato postumo nel 1984 (Bruno Raschi è scomparso sessantenne nel 1983). Ovviamente, non essendo stato più ripubblicato, a fine anni novanta era introvabile. Ma nel 2013 (chissà, magari solo qualche mese dopo la mia ricerca) è stato ristampato a cura di Beppe Conti.
Presto finalmente arriverà a casa. O, se preferite, tornerà a casa.

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