La nuova frontiera della promozione: i racconti in video streaming su Periscope

La narrazione, la costruzione di un racconto che coinvolga emotivamente il possibile, il papabile fruitore di una merce, di un progetto, sia pubblico che privato, non è invenzione contemporanea. Possiamo dire che è uno dei modi più antichi e atavici che hanno gli uomini per interagire fra loro. Coinvolgere in un progetto, facendo leva su una visione comune del futuro, un’interpretazione diffusa e condivisa del presente.

Un nuovo strumento che voglia proporsi come canale di diffusione di prodotti o di idee non può prescindere da questa consapevolezza: costruire un racconto è ineludibile. Periscope è uno strumento nuovo, non ancora largamente diffuso e dalle possibilità di sperimentazione che hanno come limite solo la fantasia di chi ci si voglia approcciare; chi scrive è convinto d’altro canto che il punto di partenza per poter utilizzare al meglio le potenzialità del mezzo sia appunto un approccio narrativo alla questione: il racconto Periscope.

Ma cos’è un racconto Periscope? Se accettiamo come assunto di partenza che quando parliamo dell’app di Twitter stiamo maneggiando qualcosa di molto più simile a una TV che a un social network, allora il nostro racconto deve assomigliare a Carosello, o alle Pubblicità Progresso degli anni Novanta. Una storia, con dei personaggi riconoscibili, dei tormentoni che si ripetono, un modo originale di proporre il “prodotto”, la fruibilità verso un pubblico più ampio possibile.

Qualcuno lo sta facendo? Ci abbiamo provato, durante il Premio Nuovo Giornalismo Città di Spotorno (più conosciuto come Spotorno Subito), grazie alla partnership di Eni, cercando di inserire le voci dei relatori all’interno di una cornice comune, quella dei piaceri dell’informazione. Ci sta provando il governo kenyano che racconta quotidianamente (e come un vero e proprio canale televisivo si è dato un palinsesto, degli orari precisi di trasmissione) le migrazioni degli animali della savana. Ci hanno provato, a Potenza, nel Maggio scorso, inventando #turchiscope, costruendo un racconto a puntate, e in diverse lingue, della tradizionale Storica Sfilata dei Turchi.

Siamo in una fase pioneristica, certo; ma alcuni elementi sembrano già abbastanza chiari. Sia che si voglia pubblicizzare una merce, o che si promuova un evento, sia che si maneggi la comunicazione politica o il nostro fine sia un rapporto più prossimale con il cittadino, se abbiamo scelto di utilizzare Periscope dobbiamo affidarci a qualcuno in grado di costruire un racconto, una storia. Qualcuno che possegga il know-how, che maneggi con consapevolezza l’alfabeto. Un periscope manager: una figura professionale che oltre alle competenze tecniche di un social media manager abbia familiarità non solo con lo strumento specifico, ma che sia in grado di “vedere” le possibilità e le applicazioni narrative del “prodotto” al mezzo.

Se, come pare, Periscope sbarcherà sulla piattaforma AppleTV, e ne diventerà uno dei suoi canali di traino, a fianco e parallelamente alla programmazione che tutti possiamo immaginare (e di cui abbiamo scritto in questi mesi: news, canali tematici, talent in diretta da casa), la promozione di prodotti da parte di aziende private (una pubblicità del futuro più simile ad un Carosello live), ma anche degli enti pubblici (immaginate un progetto simile a quello keniano di cui sopra dedicato al nostro patrimonio artistico!) si potrà configurare come l’aspetto più originale e innovativo nel panorama comunicativo degli ultimi anni.

Pubblicato su cittadiniditwitter.it 15 Ottobre 2015

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