Civati, Letta e le “scelte” del PD

Esattamente due anni fa, Pippo Civati decideva di non votare la fiducia al Governo Letta. L’argomento principale del suo dissenso, che io trovai allora altamente condivisibile, era che il partito democratico avrebbe commesso una profonda scorrettezza nei confronti dei propri elettori scegliendo di governare con Berlusconi, senza un programma chiaro di prospettiva, e soprattutto senza averne discusso, senza aver approvato il progetto con un voto negli organi dedicati e stabiliti dallo statuto, se non a cose fatte, se non il giorno stesso della fiducia nell’assemblea dei parlamentari.

Scriveva allora Civati:

Incredibilmente fino a oggi non avevamo avuto la possibilità di affrontare la questione del cosiddetto “governissimo” (che avevamo per altro sempre escluso tutti quanti, almeno a parole), fino a oggi non c’era stata un’occasione, né una sede, in cui offrire la nostra opinione all’attenzione dei nostri dirigenti; fino a oggi non c’era stata la possibilità di decidere insieme quali fossero le scelte del Pd.

Insomma il parlamentare dem lamentava una scarsa considerazione delle posizioni della minoranza, non tanto nel merito, quanto nel metodo. Non si è discusso, non si è votato. La maggioranza ha fatto tutto da sola. Nel frattempo c’è stato il congresso. La maggioranza di allora è diventata minoranza. L’Italicum può legittimamente non piacere, a Civati stesso, alla maggioranza di allora, oggi minoranza; ma questo provvedimento dopo nove mesi di discussione, un’assemblea in diretta, numerose correzioni, due direzioni in streaming, un passaggio alla Camera, uno al Senato, un’assemblea dei gruppi, dibattiti sempre chiusi da votazioni democratiche alla luce del sole, ci pare di poter affermare che le pregiudiziali di allora, quelle che fecero scrivere a Civati quelle parole, siano state superate.

Ci pare di poter dire che, se è vero come è vero che l’Italicum arriva alla sua approvazione nel rispetto dell’elettorato e della democrazia interna al partito e delle sue regole scritte, almeno di questo, del metodo, Civati dovrebbe rallegrarsi. E forse ricordare a Enrico Letta, che l’altra minoranza sembra aver scelto come suo campione, quelle sue parole di allora sulle modalità in cui venivano effettuate, allora, le scelte del Pd.

(Pubblicato su Huffington Post Italia 30 Aprile 2015)

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