Se la campagna elettorale passa anche attraverso Wikipedia

Chi di noi, almeno una volta, non ha verificato un’informazione su wikipedia fidandosi psicologicamente dell’autoregolazione di quello strumento universale?

Eppure wikipedia mente. Lo fa spesso. Non stiamo parlando delle imprecisioni, delle semplificazioni, ma di una vera è propria distorsione dei fatti. Ogni utente può modificare una voce: ciò sottopone l’enciclopedia a una fragilità sottovaluta nella misura in cui la sua diffusione è talmente estesa da poter creare una vulgata accettata psicologicamente, appunto, come Verbo.

Immaginate se questo strumento venisse usato per scopi politici, disinformativi. Immaginatelo. Pensate se nel pieno di una campagna elettorale qualcuno intervenisse a modificare voci calde per la campagna stessa, magari a ridosso di interviste televisive in cui il tema possa venire in qualche modo “sparato”. Immaginate lo spettatore, l’elettore contemporaneo, che guarda la tv e contemporaneamente naviga in rete, immaginatelo verificare la notizia su wikipedia, e immaginatelo trovare conferma. Quante volte avete sentito l’espressione “c’è scritto pure su wikipedia”, come conferma di una verità diffusa e quindi incontrovertibile?

L’avete immaginato? Qualcuno l’ha immaginato prima di voi, e di me. Durante questa campagna elettorale abbiamo potuto verificare in almeno due casi che ciò è successo. È successo durante la presenza del vice-presidente della Camera Luigi Di Maio a Bersaglio Mobile qualche tempo fa, e qualche giorno or sono durante il dibattito a Otto e mezzo fra lo stesso Di Maio e l’onorevole Alessandra Moretti. Le voci modificate, con finalità negativiste, ovviamente, sono quelle che riguardano l’articolo 416ter del Codice Penale (reato di scambio politico mafioso) e la parte che riguarda le indagini in corso sulla pagine biografica del candidato alle europee del Partito Democratico Renato Soru.

Nel primo caso, veniva negata l’evidenza della locuzione “e ogni altra utilità” nel nuovo testo, venivano confuse le pene fra 416ter e 416bis, non veniva citata (o anzi negata) la cumulabilità delle pene. Nel secondo caso un’indagine tecnicamente complessa su un aumento di capitale diveniva “evasione fiscale con esportazioni di denaro in paradisi fiscali”. Naturalmente le fonti citate si riducevano a link di siti pseudo giornalisti o scandalistici.

Non si vuole in questa sede sostenere che ci sia un progetto politico dietro a questi interventi, una cabina di regia, una strategia comunicativa. Si vuole semplicemente constatare il fatto, porre l’attenzione su un pericolo: ogni gruppo o ogni singolo militante possono intervenire per indirizzare lo strumento per i propri fini elettorali.

Quindi attenzione a wikipedia. Sempre. Ma ancora di più in campagna elettorale. Massima attenzione soprattutto quando verifichiamo istantaneamente un’informazione che ci viene data in diretta televisiva, quando in tempi brevi, per seguire gli scambi di battute, si passa da un tema all’altro. Attenzione perché quando si forma un preconcetto, questo poi diventa difficile da correggere.

(Pubblicato su Huffington Post Italia 21 Maggio 2014)

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