Sciopero con il ponte: come farsi percepire Casta

Quella che con una schematizzazione i commentatori definiscono come “ironia della rete” a proposito della scelta della Cgil di indire lo sciopero contro il governo per il 5 Dicembre, aprendo la strada a un lungo ponte dell’Immacolata, è qualcosa di molto più profondo: è indignazione.

Indignazione perché la Cgil, ancora una volta mostra, forse inconsapevolmente, ma perciò persino più colpevolmente, di rivolgersi ad una categoria di lavoratori precisa, limitata, e cioè ai più tutelati, il classico bacino del passato che si è disgregato: quelli che hanno il fine settimana libero, che possono festeggiare le feste comandate. Indignazione perché oggi, a nessun giovane che abbia la fortuna di affacciarsi sul mercato del lavoro passerebbe per la testa l’idea del week end a casa, del ponte. Indignazione perché il sindacato, con questa scelta, si mostra scollato dalla realtà. Per non aver pensato alla reazione psicologica dei milioni e milioni di lavoratori non tutelati ad una scelta del genere: per non aver preso in considerazione, nella propria forma mentis, una simile reazione.

Non si tratta di un errore comunicativo. È un errore di sostanza. Nel momento in cui il maggiore sindacato opera una scelta politica, sceglie il proprio pubblico, la propria utenza, il proprio consenso. La calendarizzazione di questo sciopero è un manifesto: non la difesa del lavoro (che sarebbe l’ottimo), non la difesa dei lavoratori, ma la strenua, pertinace difesa di una parte minoritaria dei lavoratori: non proprio, esattamente, includere.

(Pubblicato su Huffington Post Italia 14 Novembre 2014)

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